Serrone era sommerso dalle tasse in epoca feudale:
Basti pensare che pagò "400 rubbie" in calce per la costruzione della tomba nobiliare dei Colonna, realizzata nella fortezza di Paliano.
I tributi vennero versati in grano della migliore qualità, o ceste di frutta od otri di vino che arricchivano le cantine della curia.
La curia, invece, pagava il lavoro dei contadini con il "pranzo e la merenda" ma non la cena, ed è ragionevole pensare che i pasti per un bracciante dell’epoca fossero solo due.
Onerose erano anche le tasse imposte per realizzare opere site a grande distanza dal paese, ad esempio per il risanamento del porto di Civitavecchia, per cui Serrone versò ben 17 scudi dalle mano degli officiali Persio Fulli e Ottavio Rocci.
Serrone fece sentire forte la sua voce, che divenne poi quasi una supplica al principe affinchè fosse sgravato da così gravi oneri, ma continua a contribuire ancora nel 1611, per la costruzione del ponte di S.Gordiano, sito fra Cave e "Pallestrina".
Non potendo però ottemperare al pagamento si trovò costretto addirittura a vendere la montagna.
Quando arrivò il turno del ponte di Ceprano, la comunità non aveva più soldi per pagare, cosi fu preso di forza in pegno dal governatore l’asino di G.Tanzone, il quale chiese come contropartita alla comunità un indennizzo di 45 scudi.
Cospicue erano altresì le tasse dovute come tributo di guerra.
Fra le famiglie più rappresentative e ricche di Serrone vi erano i Virgiliani e Verzetti, dediti, oltre che alla cosa pubblica, anche alla beneficenza, con opere di gratuità nel 1764 quando le 1500 persone che lo abitavano patirono le miserie di una grande carestia. I mestieri che si praticavano all’epoca, di cui si ha notizia, erano il maestro, il corriere postale, il mandatario, l’organista, il moderatore dell’orologio, i contatori di bestiame, il predicatore.
Nel 1870 fu eletto primo sindaco del paese Sante Fulli. Tra quelli che seguirono vanno annoverati Verzetti e Franchi, che restò in carica per 15 anni.
Da menzionare il passaggio di Garibaldi, il quale attraversò con i suoi soldati Serrone e Piglio fra la gioia popolare.
Nel 1905 ci fu un atroce assalto al municipio per contestare la famigerata tassa sul grano e nella rivolta si diedero alle fiamme" le carte debitorie" , tra cui importanti documenti storici.
Le leggi di Serrone restavano ancorate alle "consuetudini".
Le leggi disciplinavano le multe da pagare per i danni arrecati dal bestiame, ad esempio un maiale che arrecava danno a cose o persone, per cui era prevista la sanzione dell’abbattimento dell’animale e la metà del ricavato andava alla curia, l’altra metà al danneggiato.
Per i reati di omicidi e gravi lesioni vigeva la legge del taglione ai sensi della quale non l’offeso ma il signorotto del bracciante aveva il "dovere della vendetta" , oltre al pagamento di 10 soldi alla curia.
Il furto era distinto fra "furto di giorno e furto di notte" e diversamente sanzionato.
Infatti di giorno la pena era di 5 soldi, di notte ben 10.
Resta difficile oggi interpretare il senso di questa distinzione; evidentemente rubare era un reato molto comune, e si tendeva a punire più lievemente chi lo perpetrava con meno viltà.