Vecchio portone ad Acuto

*Il governatore era la carica più importante e veniva eletto direttamente dal principe.
Il requisito che doveva possedere, oltre a quello di essere nelle grazie del principe, era quello di essere "forestiero"( non del luogo), affinchè non sorgessero dubbi sul suo arbitrato.
Egli durava in carica un anno, e si ritiene che non fosse immediatamente rieleggibile, in quanto vi è testimonianza di Governatori che furono rieletti solo dopo qualche periodo di tempo.
*Gli "Officiali" esercitavano il potere esecutivo ed erano due.
I documenti attestano al riguardo che nel 1762 questa carica fu ricoperta da Domenico Fulli e Casimiro Aronne.
Gli officiali vegliavano sull’osservanza dei "CAPITOLI", ovvero le regole della comunità.
*Gli organi collegiali rappresentativi del popolo erano distinti in due consigli: "Pubblico" e dei "Massari".
In essi, è riportato, che nel 1599 per affittare la mola della corte vi furono 105 votanti, fra i quali si annoverano i cognomi di:Silvestri, Tirinelli, Polidori, Ascani, Minori, Sambucini e Roccio.
Anche per l’affitto dell’erba della montagna i due consigli si riunivano e democraticamente decidevano le sorti della piccola comunità serronese.
Antico libro archivi comunali
I capitoli venivano redatti ogni anno dagli amministratori per essere approvati dall'Auditore, ma spesso si rinnovavano quelli dell'anno precedente per tacito assenso, con qualche imprevista quanto spiacevole conseguenza, come rammentano gli officiali ...

Essendo andati più volte dall'Ill.mo auditore per farli firmare, li vedde e ne fece cassare alcuni.

Ripresentandoli nuovamente ...

Non li possettimo far firmare per la sua baldanza in casa sua ... intanto il territorio se ne andava in precipitio per li molti danni, ci risolvemmo a cavar deliberanze secondo la forma delli capitoli delli nostri antecessori ...se fece intendere all'auditore, che per tale effetto ci voleva processare.

L'inconveniente si risolse con il ricorso al principe da parte degli officiali, che ottennero la grazia ma anche il pagamento di 4 scudi e le spese.
I serronesi, apprezzando la determinazione dei suoi rappresentanti, non lasciarono a loro l'inconbenza del pagamento.

Puoichè tutto s'è fatto per utile pubblico et universale, et per defendere et favorire le ragioni della comunità.

Questo tipo di società si distingueva in homini ricchi, mezzani, poveri.
Un particolare interessante delle riunioni del consiglio era la necessità di "TENERE SERRATE ANCO LE PORTE", per far si che le persone votassero senza abbandonare le lunghe sedute.
Gli Officiali presiedevano l’assemblea, e secondo un’antica formula davano inizio ai lavori rivolgendosi ai convenuti con "PADRI ET FRATELLI".

...Il maestro di schola ha finito il tempo et li putti perdono tempo et se li scorda quel che hanno imparato, et detto maestro ha fatto intender voler seguitare, con condizione che se li cresca un poco più di salario.


Curioso notare come simili problemi restino così attuali a distanza di 500 anni.
La formula conclusiva era "E’ STATO CONCLUSO A UNA VOCE", che evoca l'unanimità.

...Per il conto del maestro di schola che se li diano 12 scudi come desidera, acciò se dia aio alli nostri cittadini di attendere alle lettere.

Per le votazioni riguardanti persone invece si adottava la formula dello scrutinio segreto.
Nel 1604 la nomina del molinaro avvenne a "fave e fagioli", e fu eletto Ranallo con 65 fave contro 30 fagioli.

Et sic conclusum, decretum et determinatum fuit

alla presenza del Governatore.
Altri ordini del giorno per cui si deliberava erano ad esempio la spartizione dei beni della comunità a "6 baiocchi la coppa".
Alcuni rivendicavano il diritto di proprietà sui terreni concessi per la semina, in qualità di primi occupanti, e fu codesta necessità che spinse successivamente Antonio Fulli a redigere l’inventario dei beni comunali.
Più volte fu concesso alla popolazione il diritto di tagliare legna sul monte Scalambra per il "foco" e i mobili; questo portò ad un rapido disboscamento tanto che nel 1759 si proibì il taglio del faggio.
Si deliberava anche sulle somme da investire per la festa del patrono che nel 1620 corrispondevano a 6 scudi.
Nel 1617 si ha testimonianza di un episodio curioso: la ragione del contendere erano i terreni da pascolo e si giunse a sequestrare alcuni animali degli "olevanesi" perchè sorprese a pascolare nella zona serronese di "cardini".
Si stabilì l’attuazione di un condono del pagamento di "15 giulii a bestia" agli olavanesi, con la seguente motivazione: "sono nostri amorevoli vicini".
Va menzionato anche il contenzioso con Ponza sempre riguardo ai confini di pascolo, che venne risolto dai rispettivi parroci.

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