Piazza Colonna a Paliano
Serrone è stato sempre nella sfera d’influenza dello Stato Pontificio, se si escludono brevi periodi di dominazione delle signorie non alleate con la chiesa.
Nell’ 876 d.c. fu saccheggiato dai saraceni, che depredarono tutta la valle del sacco, il che contribuì non poco al suo spopolamento.
Il podestà del paese era un tale "Trasmondo", che lo donò alla badia di Subiaco nel lontano 1085.
Era consuetudine, infatti, che i ricchi signori donassero grandi proprietà alla chiesa per assicurarsi il paradiso, in un’epoca in cui lo spettro della fine del mondo incombeva nell'immaginario collettivo.
Nel Medioevo il paese si trovava nel mezzo della guerra fra la Chiesa e i romani. I serronesi si schierarono inopinatamente dalla parte del papato, sennonchè i romani diedero alle fiamme la totalità del centro abitato, determinando la prima distruzione nel 1184.
Serrone fece presto a risorgere dalle macerie e consolidò la sua alleanza con il papato.
Nella rocca risiedeva un "rettore" (magistrato), nominato dalla chiesa, che era a capo dei magnati ed esercitava il potere giudiziario.
La guerra però non era ancora finita, infatti i romani erano appostati nel forte di Artena, e volevano approfittare delle lotte intestine fra Serrone e Paliano per riprendere il possesso dei territori papali.
Nel mezzo della contesa intervenne il Papa Gregorio IX di Anagni, che fortificò con ingenti spese il feudo di Paliano, costruendo fossati e grandi mura di cinta.
Nel castello di Fumone si adottarono le stesse misure, questo per creare uno sbarramento ai romani prima che giungessero nella città di Anagni, allora residenza dei papi.
Il Papa comprò i territori di Serrone da Oddone Colonna, il quale manteneva i diritti di feudo su questi, e mantenne per sè la proprietà dei territori circostanti Olevano.
La tela filata da Gregorio IX si faceva più fitta quando volle legare a sè, a pena di scomunica, tutti i magnati che amministravano le terre limitrofe.
Si apprende da un vecchio documento, che nel 1425 il regnante di Serrone era una donna di nome "Sveva", contessa d’alba e governatrice di Serrone; gli successero importanti casate tra cui quelle dei Conti, parenti di Gregorio IX.
Ma altre dure battaglie attendevano gli abitanti, contesi tra i Caetani, i Conti, e i Colonna.
L’oggetto del contendere era la successione per il papato, ed ogni famiglia aveva un proprio candidato da imporre. Ebbe la meglio la signoria dei Conti, poichè fu nominato Papa Urbano VI.
Nel 1425, durante il papato di Martino V, i possedimenti di Serrone furono affidati ai "Colonna", casata alla quale la popolazione si affezionò particolarmente.
A seguito dell'avvicendarsi dei casati al papato, cui si accompagnava il potere temporale, il paese fu sottratto ai Colonna per poi essere restituito dietro compenso di 2000 scudi alla chiesa.
Altri fatti sanguinari sconvolsero la vallata nel 1484, durante l’ennesima guerra fra i Conti, appoggiati dagli Orsini, e i Colonna.
Durante questa battaglia si annota la strenua resistenza di Serrone e Paliano ad opera di Prospero Colonna, che riuscì nell’intento di respingere le forze papali.
In un periodo storico nel quale la guerra, ora di difesa ora di conquista, era consuetudine, la famiglia Colonna venne spodestata nuovamente da papa Alessandro VI nel 1501.
Si preannunciava uno dei periodi più bui nella storia di Serrone. Era il 1528 e la guerra fra Colonna e gli Orsini si concluse con l’occupazione di Paliano da parte di quest'ultimi.
Molti sono i riferimenti storici allusivi ad una dominazione crudele e repressiva.
La popolazione locale infatti, restò fedele a MARCANTONIO COLONNA.
Era il 28 dicembre 1556 quando gli Orsini entrarono in Serrone, conquista resa agevole per la penuria di soldati a difesa del fortino, e lo incendiarono con efferata barbaria, e al mattino bruciavano ancora 104 case, compreso il monte scalambra.
Il "notaro" del paese appuntò nell’aprile seguente, queste semplici ma esaustive parole:

Alli venti del mese di aprile, si pose il campo delli suizzari alla vigna mia posta alla taverna, e tagliarono alberi, viti, e come ui fu apprezzato scudi venticinque di danno

poi prosegue descrivendo in dettaglio i danni inferti alle sue cose mentre bruciavano

Venticinque cavalli di vino, libri, istromenti, e scritture di più sorte, quattro bettine d’olio, venti decine di salato.
Di poi stetti fori per non stare con li francesi.

Castello di Piglio
Marcantonio Colonna vinse la battaglia di Piglio, e, seppure in inferiorità numerica, ebbe la meglio sugli svizzeri, venuti in soccorso degli Orsini; catturò Giulio Orsini e li costrinse in ritirata verso Paliano.
Per l'occasione si coalizzarono le popolazioni di Piglio e Serrone che prepararono un agguato, appostate sulla montagna di Piglio, fecero rotolare lungo il pendio enormi massi sulle truppe degli Orsini.
Le cruente battaglie condussero al saccheggio di tutti i territori riconquistati dai Colonna. Paliano fu assediato da Marcantonio Colonna fino alla resa e furono dati alle fiamme i paesi di Segni e Valmontone e perpetrata ogni sorta di crudeltà.
La pace di Cave del 14 settembre 1557 sancì la fine delle ostilità, e nel 1562 Marcantonio Colonna diventa signore di Serrone e Paliano.
Concluso il periodo feudale, che appare il più ricco di avvicendamenti storici, Serrone si avviò a subire, prima un periodo di dominazione francese, per divenire poi un piccolo Comune del costituendo regno d'Italia ...

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